L’impatto sociale della formazione universitaria: il modello valutativo SROI nei CdS di ambito economico-aziendale

Anteprima

Dopo l’avvio del Processo di Bologna e la conseguente riformulazione dei percorsi di formazione, si è sviluppata un’ampia riflessione sulla valutazione delle performance universitarie. In effetti, si è assistito alla sviluppo di istanze di legittimazione sociale, precedentemente impensabili e, per certi versi, sovversive del plurisecolare posizionamento reputazionale dell’accademia che non esigeva un documentato riconoscimento del suo valore sociale. Le radici storiche dell’università, che affondano nella relazione elettiva tra docente e studente (Haskins, 1955; Cobban, 1975; Rüegg e De Ridder-Symoens 1992), l’hanno da sempre collocata in una posizione di preminenza tra le istituzioni pubbliche in quanto a prestigio e considerazione. Analogamente, la formalizzazione successiva della mission universitaria è stata per secoli promossa, nel modello napoleonico, come formazione delle élite di governo (Charle C. e Verger, 1994), e, in quello humboldtiano, come autonoma coltivazione del sapere (Fichte, 1991; Schleiermacher, 1998); tutto ciò l’ha per secoli protetta dalla necessità di calarsi nell’agone competitivo ove la posta in palio è il pubblico riconoscimento. In ambito nazionale, la tradizione delle università medievali si è perpetuata in molte prestigiose istituzioni dalla storia plurisecolare e l’impianto complessivo del sistema formativo postunitario fondato sulla centralità della cultura umanistica ha confermato il posizionamento reputazionale degli atenei, almeno fino a che la formazione universitaria non si è trasformata in un fenomeno di masse e, parallelamente, in un ingente investimento pubblico. […]

Key-Word: Valutazione della didattica e della ricerca