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La qualità del bilancio delle società di capitali tra ragioneria e diritto

Il bilancio d’esercizio costituisce la sintesi della contabilità generale tenuta in qualunque tipo d’azienda e, in particolare, nelle imprese (2). Esso esprime il reddito attribuitoper competenza economica al periodo passato e il patrimonio netto al termine dello stesso. Si tratta di un documento di intrinseca natura informativa, volto prima di tutto all’interno dell’azienda. Due sono fondamentalmente le conoscenze che il soggetto economico e gli altri decisori da questo delegati possono trarre dal documento contabile. Le prime sono relative all’apprezzamento del livello di economicità del complesso aziendale (3). Le seconde alla quantità di risorse prelevabili a valere sull’utile di esercizio senza pregiudizio per detto livello di economicità. Rilevano dunque informazioni sull’efficacia nel perseguimento degli obiettivi, più spesso definibili in termini di reddito prospettico e generazione durevole di valore, e di efficiente utilizzo delle risorse. Ma le informazioni sull’economicità aziendale ritraibili dal bilancio sono relative soprattutto agli equilibri nei diversi aspetti della gestione: reddituale, finanziario o patrimoniale e monetario. Il primo esprime la piena remunerazione dei fattori della produzione utilizzati nel processo produttivo, il secondo la corretta copertura del fabbisogno finanziario d’impresa attraverso fonti di finanziamento adeguate per quantità e durata del vincolo alla gestione. […]

Key-Words: Bilancio e principi contabili

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Considerazioni generali in merito all’eliminazione dell’area straordinaria del Conto economico

Il lavoro, prendendo spunto da una delle novità contenute nel recente D. Lgs. 139/2015 di riforma del bilancio di esercizio, ossia l’eliminazione dell’area straordinaria, affronta il più generale e complesso tema dei componenti straordinari di reddito, della loro individuazione, classificazione e rappresentazione. Lo studio, dopo la review della letteratura, cerca, da un lato, di sottolineare i dubbi legata a una precisa e univoca definizione di “straordinarietà” dei componenti reddituali e, dall’altro, di evidenziare come le approssimazioni e le ambiguità associate possano mettere a rischio la significativa delle informazioni di bilancio e, a volte, alimentare comportamenti non proprio ortodossi degli amministratori. Il lavoro ovviamente prende in esame le posizioni assunte in merito dagli organismi professionali nazionali e internazionali, nonché l’evoluzione normativa degli ultimi venticinque anni. La ricerca si conclude con una serie di considerazioni di carattere più generale legate alle difficoltà concettuali di suddividere in aree di formazione l’unitarietà della gestione e del reddito di impresa.

Key-Words: Bilancio e principi contabili

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Il recycling nei bilanci delle società quotate italiane: evidenze empiriche

Il documento IAS 1 definisce una configurazione di reddito allargato, diviso in due distinti risultati reddituali: profit or loss (PL); other comprehensive income (OCI). L’OCI è il reddito derivante dalla differenza tra i proventi e gli oneri non rilevati nel PL, come consentito o imposto da altri IFRS, e comprende i componenti di reddito riepilogati nel par. 7 dello IAS 1. Contestualmente, il PL è definito come la differenza tra il totale dei proventi (income) e degli oneri (expense), a esclusione dei componenti dell’OCI. La somma algebrica di PL e OCI dà luogo a una configurazione di reddito denominato total comprehensive income (CI). Esso include tutti i proventi e gli oneri (income ed expense) rilevati nel periodo ed è definito come la variazione del patrimonio netto di un’impresa durante l’esercizio derivante da operazioni e altri eventi diversi da quelli risultanti da apporti dei soci e distribuzioni ai medesimi. Per illustrare le variazioni di patrimonio netto non derivanti da operazioni con i soci, sono previste due soluzioni alternative: a) un prospetto unico di Conto Economico, denominato statement of comprehensive income; b) due prospetti distinti, da presentare in immediata successione: – un Conto Economico tradizionale, denominato income statement, che rappresenta i componenti del PL; – un secondo Conto Economico integrativo, denominato statement of comprehensive income, che inizia con il PL e aggiunge i componenti dell’OCI. […]

Key-Words: Bilancio e principi contabili

Appendice 1_ List of Disclosure items

Appendice 2_Elenco imprese costituenti l’indice FTSE MIB

Appendice 3_Il campione osservato

 

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The convergence of National Accounting Standards with International Financial Reporting Standards: the Italian Case

This paper investigates one method for measuring the convergence/divergence between Italian accounting standards and International Financial Reporting Standards. The analysis is based on 38 accounting items examined over the period 1989-2015 as illustrative example. The results show an high level of convergence between Italian accounting standards and International Financial Reporting Standards in the last period 2010-2015. However, the single accounting standards exhibits a different level of similarity with IFRS.

Key-Words: Bilancio e principi contabili, Italian Accounting Standards, International Financial Reporting Standards, Formal Harmonization, Euclidean Distance

Appendix – Tables 1-2-3-4

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Foundations and trends in business valuation: a bibliometric analysis of 20 years of research

This study provides an overview of the business valuation (BV) literature from 1995 through 2014. We employ bibliometric analysis on a sample of 150 published articles in 27 scientific journals of 4 subject categories. Through a content analysis, it studies the relationships between the subfields of BV. A multiple correspondence analysis provides a map of keywords and a framework to track this literature over the 20-year period. We also investigate major trends in BV literature including the contribution of most productive authors and different countries, variations across publication years, and identifying active research areas and major journal outlets. Our study serves as a resource for future studies by shedding light on how trends in BV research have evolved over time.

Key-Words: Valutazione d’azienda, Business Valuation; Bibliometric analysis; Content analysis; Conceptual structure; Multiple Correspondence Analysis

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La valutazione delle aziende confiscate alla criminalità organizzata: peculiarità, criticità e un’analisi empirica delle perizie estimative

Il D. Lgs. 159/2011 disciplina la materia del sequestro e della successiva confisca delle aziende e dei beni alla criminalità organizzata. Avendo esclusivo riguardo alle aziende, in base a tale normativa, ad una prima fase (il sequestro) in cui la gestione dell’azienda è affidata ad un amministratore giudiziario, ne segue una seconda (la confisca) in cui il complesso aziendale è devoluto al patrimonio dello Stato e gestito dall’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) che ne decreta la destinazione: l’affitto, la vendita o la liquidazione. Ciò che motiva il presente saggio non è soltanto l’assoluta assenza di precedenti lavori sul tema della valutazione delle aziende confiscate alla criminalità organizzata, ma soprattutto l’evidenza di un problema di circolarità viziosa che rischia di rendere vano l’operato dell’ANBSC. Ossia il fatto che le difficoltà dell’Agenzia ad assegnare una destinazione differente dalla liquidazione – pari al 90% delle destinazioni impresse (La Rosa e Paternostro, 2015) – sono imputabili spesso all’assenza di richieste di acquisto/affitto da parte di potenziali soggetti interessati, i quali a loro volta non si appalesano per l’assenza di perizie valutative che possano fornire una base informativa minima per apprezzare il complesso aziendale oggetto di confisca. Del resto, questo circolo vizioso non può spezzarsi con la mera presenza di una perizia di stima, atteso che la stessa, oltre a dovere intervenire tempestivamente, dovrebbe avere un contenuto informativo idoneo allo scopo. […]

Key-Words: Valutazione d’azienda

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La value relevance dei criteri di valutazione dei marchi

L’obiettivo del presente lavoro è quello di comprendere se il valore dei brand di grandi imprese determinato da terze parti indipendenti (Interbrand, Brand Finance e BrandZ) sia value relevant, ossia considerato dagli investitori ai fini della formazione dei prezzi di società quotate. Sempre più spesso l’informativa relativa alla valorizzazione di brand prodotta da terze parti indipendenti viene utilizzata dalla prassi professionale ai fini della stima del valore dei marchi, anche in ragione dell’assenza di validi riferimenti in letteratura che stabiliscano quali siano i migliori criteri di valutazione dei brand. L’approccio metodologico qui utilizzato, basato su una classica analisi di value relevance permette anche di stabilire l’eventuale superiorità di un criterio di valutazione rispetto agli altri, poiché ogni società indipendente adotta un proprio specifico criterio di valutazione del brand. Le analisi effettuate hanno consentito di stabilire che le valutazioni dei brand fornite da Brand Finance, fondate sul criterio del royalty relief applicato dopo aver verificato che le royalties implicite nel criterio siano inferiori agli extraredditi complessivi d’impresa, sono maggiormente value relevant, ossia hanno una superiore capacità esplicativa dei prezzi di borsa delle società per le quali viene effettuata la valutazione del rispettivo brand.

Key-Words: Valutazione d’azienda, brand valuation, value relevance, intangible assets, evaluation methods, stock price

 

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Debt level and the firm levered cost of capital

The cost of capital is one of the most relevant variables in the firm’s valuation models. The well-known models to estimate the cost of capital are based on a defined debt level. Therefore, they can be used only if the debt level is known and constant in the valuation period; consequently, the debt level cannot be defined based on its effects on the cost of capital. The Firm Levered Cost of Capital (FLCC) proposed is a theoretical model structured on the linkage between debt level and the cost of debt through the definition of a non-linear function able to consider debt benefits and costs. Based on FLCC, the firm’s debt level can be defined every time based on its effects on the cost of capital, and then on the firm’s value. In this sense, the FLCC can be considered a theoretical model with a normative function.

Key-Words: Valutazione d’azienda, Capital structure, leverage, cost of capital, firm value, discounted cash flow

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Put your money where your mouth is: the difference between real commitment to sustainability and mere rhetoric

Companies have exhibited growing interest in sustainability rhetoric in recent years. The process of assessing sustainability rhetoric is hindered by difficulties in understanding whether a company’s commitment towards sustainability is ‘real’, or if it consists of ‘empty words’ that hide opportunistic strategies. Our paper contributes to this debate, proposing a methodological approach that is based on a company’s business model (BM) representation. Since social and environmental performance are considered important to the long-term success of a business, it is expected that an engaged company integrates sustainability into its value creation process. The same company will take advantage of the BM representation to communicate its real commitment to external users. Compared to previous methodological studies, our analytical method assesses engagement levels separately for each sustainability issue. From an operative viewpoint, our proposal is addressed to regulators and standard setters who are involved in the regulation of sustainability disclosure. Our illustrative example—the UK mining industry—suggests that companies use strategic rhetoric to address sustainability issues, especially issues that pertain waste, corruption, lobbying, and labour conditions. Moreover, we found that effective sustainability rhetoric focuses on infrastructural aspects of the mining business, while other BM pillars are almost completely ignored.

Key-Words: Financial Reporting, Corporate reporting, Discursive logical argument, Business model, CorporateSocial Responsibility, Rhetoric, Narrative disclosure

 

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Omission bias within corporate reporting: evidence from a visual accounting experiment

Omission bias refers to the human beings’ tendency to evaluate a wrongful omission (e.g. a deliberate omission of a negative information) less harshly than a wrongful commission, although the consequences are often the same. Several psychological studies have shown that this bias is widespread as wrongful commissions can cause greater condemnation and public concern. However, the omission bias in financial reporting has not been surprisingly empirically investigated. Companies may prefer omitting negative information rather than providing misleading/false information as they believe users perceive omissions in a less negative way, because of the omission bias. The aim of the paper is to test whether potential annual reports’ readers are affected by omission bias when they view financial graphs displaying a negative trend. We test with an experiment whether techniques of favourable omission and commission via graphs affect the users, even though the information is still displayed via other formats (a table or a text). The paper shows that users perceive performance graphs’ omissions not to be morally wrong. On the other hand, they perceive distracting the reader via another indicator graphed (number of branches) and via favourable distortions as morally worse techniques compared with cases of omissions and, even more, of correct representation. After being taught impression management and after having revealed the preparers’ intentions, users seem to evaluate wrongful commissions still more harshly than omissions. Thus, omission bias does not seem to be removed or significantly reduced by revealing the preparers’ disclosure intention or by teaching users the correct graphical design and the risks of impression management. Overall, our results show that potential annual reports’ users suffer from an omission bias. The study contributes to the impression management literature showing the importance of incorporating a psychological perspective that takes into account cognitive biases.

Key-Words: Financial Reporting