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Gli economisti aziendali di fronte alla riforma Gelmini: prime considerazioni sull’accesso ai concorsi

[Editoriale]

A breve il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica (MIUR) emanerà un decreto contenente il dettaglio dei requisiti minimi previsti per l’accesso alle fasce di docenza, così come prospettato dall’art. 16, comma 3 lettere a) e h) della Legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Legge Gelmini). Tale Decreto verrà emanato sulla base dei pareri richiesti a tre organismi ministeriali: il Consiglio Nazionale per l’Università (CUN), l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) e il Comitato degli Esperti per la Politica della Ricerca (CEPR). Si poteva presumere che i tre organismi, slegati tra loro, si esprimessero in modo difforme. In effetti i tre pareri presentano differenze molto marcate e siamo curiosi e un po’ preoccupati circa le regoli finali che il Ministero intenderà stabilire. Riteniamo però opportuno comprendere le scelte operate dai tre organismi per valutare se, al di là delle specifiche differenze, emerge una tendenza comune, che potrebbe essere poi ripresa dal MIUR dandole forza di legge. Di questi tre pareri nel prosieguo si sintetizzano soltanto le specifiche disposizioni riferite all’area 13 (Scienze Economiche e Statistiche) o, ancora più precisamente, ai settori disciplinari componenti l’Accademia Italia di Economia Aziendale: SECS P07, (Economia Aziendale), P08 (Economia e gestione delle Imprese), P09 (Finanza Aziendale), P10 (Organizzazione Aziendale), P11 (Intermediari Finanziari). Tra questi la nostra maggiore attenzione va al settore P07 poiché costituisce il naturale alveo di interesse per i lettori di questa rivista. […]

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FR2011.3_1_QUAGLI

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The value relevance of non-financial performance indicators: new cues from the European fashion industry

Intangible assets and related performance measures assume increasing importance in valuation processes. Value relevance studies testify to their importance through an analysis of market stock prices. We aim to examine the value relevance of non-financial indicators in European fashion companies. The indicator selected is the “change in mono-brand stores”. Applying the models proposed by current literature, we have refuted the value relevance hypothesis. However, refining both the “operationalization” of the concepts and the related result analysis procedure, the value relevance is confirmed. In this way, we contribute to increasing the generalizability of this research trend and to fuel the debate concerning the standardization process of this information. In particular, following in the footsteps of the Gartner/EBRC project, supported by AICPA (Gartner-EBRC, 2010), our results can help the national and international standard setters to pinpoint the indicators that really matter for the fashion industry and standardize their communication.
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Keywords: Intangibles, value relevance, financial measures, non-financial measures, fashion industry, mono-brand stores

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Il progetto IASB sul Leasing: le nuove deliberazioni del Board

[Audit e professioni contabili]

Nell’agosto del 2010 lo Iasb ha pubblicato l’Exposure Draft (ED) Leases con l’obiettivo di rivedere il trattamento contabile previsto dallo Ias 17. Gli obiettivi dichiarati del progetto erano quelli di:
a) eliminare la distinzione tra leasing operativi e leasing finanziari a causa delle difficoltà applicative e interpretative insite nella distinzione; b) prevedere un modello contabile che consentisse di far emergere nel bilancio del locatario il debito relativo ai contratti di leasing (anche quelli attualmente classificati come leasing operativi ex Ias 17). Il progetto sul leasing, sviluppato dallo IASB congiuntamente con il FASB, stabilisce, sia per il locatario che per il locatore, i criteri per la rilevazione, misurazione e presentazione delle attività e delle passività derivanti dal leasing e le informazioni da fornire nelle note al bilancio. Il nuovo modello contabile previsto è il c.d. right of use model secondo il quale: a) il locatario rileva nello stato patrimoniale un’attività che rappresenta il suo diritto all’utilizzo del bene per la durata del contratto e una passività che rappresenta l’obbligazione (il debito) di effettuare i lease payments; b) il locatore rileva un’attività che rappresenta il suo diritto di ricevere i lease payments e, a seconda dei rischi e dei benefici associati al bene cui rimane esposto: i) iscrive una passività continuando a rilevare il bene locato (performance obligation approach); o ii) elimina contabilmente il bene che è trasferito al locatario e rileva un residual asset che rappresenta i suoi diritti sul bene locato al termine del contratto di leasing (derecognition approach). L’emissione del nuovo principio era inizialmente prevista per giugno 2011. Tuttavia, alla luce dei commenti ricevuti e delle criticità emerse durante la consultazione pubblica, diverse proposte contenute nell’ED sono in corso di discussione da parte del Board. Un nuovo ED sarà emesso dallo IASB nell’ultimo trimestre del 2011. In attesa di conoscere i contenuti di questo nuovo ED, il presente articolo ha l’obiettivo di illustrare le attuali proposte e le recenti deliberazioni del Board (maggio 2011). […]

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The role of performance indicators in management commentary

Recent literature on financial reporting underlines that, in order to meet the changing needs of business reporting users, more information with a forward-looking perspective should be provided, with a focus on those factors that are responsible for longer-term value, including non-financial measurers. This article hence focuses on the importance of Key Performance Indicators (KPIs) in Management Commentary (MC). Through content analysis, we examine a sample of 111 reports from around the world (following different local and/or international regulations). The paper explores how organizations in practice use KPIs for external purposes, first investigating to what extent KPIs provide the information required by the MC frameworks, and, secondly, whether such KPIs have the suggested characteristics. Results show that although KPIs seem to potentially play a valuable and recognized role in providing the information required by the different MC frameworks, a large number of companies have not provided an effective and balanced picture of the drivers and factors that will lead their future performance. This paper contributes to the scarce research on the effectiveness of different approaches to regulate MC reports, with a specific focus on KPIs. It also highlights some critical issues concerning what and how KPI information should be produced and reported.

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Keywords: management commentary, key performance indicators, content analisys, financial measures, non financial measures, forward-looking indicators.

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Il rendiconto finanziario e le piccole imprese: un modello operativo per i soggetti esterni

Le piccole imprese, anche se presentano il bilancio in forma ordinaria, spesso non redigono il rendiconto finanziario, ritenendone complessa l’elaborazione. Il lavoro propone un modello di redazione del rendiconto finanziario per tali imprese, con l’intento di favorirne la diffusione e l’uso. Il modello in questione, rivolto in primo luogo ai soggetti esterni, viene poi testato partendo dalle informazioni tratte dal bilancio pubblico di una piccola impresa.

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Funds flow statement is an important tool for supporting financial disclosure and management decisions. Even if its role is generally recognized in theory and in practice, Italian small firms tend to omit it from their reports for several reasons, in primis the perceived difficulties related to its preparation. The article deals with an operating model useful to build the funds flow statement conceived for external operators. The mentioned model is specifically designed for small businesses and it works by using some financial information available in the context under investigation but not considered in the traditional approaches. Finally, the described funds flow statement model is tested in an actual case study.

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Keywords:  funds flow statement, small firms, funds statement in U.S.A., funds statement in Italy, a formula to represent the funds statement, an operating procedure to build the funds statement.

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Business model in management commentary and the links with management accounting

Management commentary (MC) is a non mandatory narrative report that provides a context within which to interpret the financial position, financial performance and cash flows of an entity to associate to the financial statement. Within the framework of MC, the paper focuses on the role of the “business model” in supporting information required by MC section “nature of the business”. Furthermore the potential role of Management Accounting in providing the managerial financial and non financial information to improve the quality information on the “nature of the business” is explored.
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Keywords: Business model, management accounting, management commentary

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L’evoluzione del Progetto Insurance dello IASB e i possibili riflessi nel bilancio delle imprese assicuratrici

Il presente lavoro esamina le tendenze evolutive in atto nel procedimento di rendicontazione economico-finanziaria delle imprese di assicurazione conseguenti all’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS. L’obiettivo della ricerca, condotta con taglio prevalentemente deduttivo, è verificare/dimostrare come alcuni postulati del modello di bilancio promossi dal Conceptual Framework possano ritenersi applicati o disattesi – a seguito della disciplina dettata dal Progetto Insurance dello IASB – nello specifico ambito pertinente l’industria assicurativa. L’indagine, pertanto, si rivolge inizialmente e brevemente ad esaminare da un punto di vista economico-aziendale gli aspetti caratteristici dell’attività assicurativa e l’impostazione della prassi contabile nazionale riguardante le componenti economiche/ patrimoniali tipiche delle imprese di assicurazione. Dopo di che, è posta attenzione alle problematiche ed agli aspetti evolutivi dell’Insurance Project, anche alla luce dei contenuti delle comment letters ricevute dallo IASB a seguito della emanazione dell’ED/2010/8 on insurance contracts; infine, nell’ultimo paragrafo, in relazione a quanto discusso in precedenza, si compie un’analisi su come e se possano reputarsi applicati quei postulati del modello IASB anzidetti; si tenta altresì una comparazione, unicamente ove possibile, tra i probabili riflessi desumibili a seguito dell’adozione di un sistema di Fair value accounting (previsto nella Fase I) o di Present value of the fulfilement cash flows (prescelto nella Fase II).

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The scientific purpose of this article is to clarify the content of the Insurance Project and to verify how the model of financial statement – promoted by the IASB – is applied in the specific insurance-field. Particularly, it is distinguishable the intention to regulate specifically the insurance liabilities, that legitimates the separate realization of some general principles of financial statement. Accordingly, the changes to the editing of the financial statement can involve a substantial modification in the firms informative system and in the level of business performance; besides this, an afterthought of the whole insurance business is imaginable. In that regard, it should be noted that the study will take into account the gradual evolution of the Insurance Project, to determine how the initial purpose of the IASB oriented towards Fair value accounting (as in Phase I) has then also received confirmation or, vice-versa, has been neglected with the adoption of the fulfilment Present value of cash flows (chosen in Phase II).

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Keywords: Insurance contract, standards IAS/IFRS, insurance liability, insurance companies, financial statement, profit margin.

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Goodwill accounting as a missing link between financial and management accounting: literature review and research agenda

The introduction of an impairment test of goodwill by IAS 36 and SFAS 142 implies a strong link between financial and management accounting, capable of improving both the accounting systems. In this paper I analyze the existing literature on goodwill both in financial and management accounting and I find little interest in investigating the reciprocal connections. I thus present a research agenda to explore this intriguing relationship.

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Keywords: Goodwill, Impairment test, IAS 36, SFAS 142

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La rilevazione degli investimenti in R&S e la significatività dell’utile e del capitale netto

La letteratura internazionale ha ampiamente indagato la significatività dell’informativa contabile di bilancio attraverso lo studio delle relazioni tra grandezze di derivazione contabile e valori dei mercati di borsa. A livello internazionale, infatti, si è rilevata una tendenza alla progressiva perdita di significatività delle grandezze di derivazione contabile dovuta, in linea principale, alla mancata e/o insufficiente rilevazione delle risorse immateriali. Nel contesto italiano, però, non si rinvengono studi specifici sull’argomento. Con questo lavoro ci si propone, pertanto, di percorrere questa via procedendo, innanzitutto, ad effettuare un’analisi descrittiva dell’incidenza dei beni e delle attività immateriali nei bilanci delle società italiane quotate. Successivamente, si procederà a fornire elementi empirici al fine di evidenziare la significatività dell’informativa contabile di bilancio. Infine, si procederà a verificare come le differenti modalità di rilevazione degli investimenti in R&S influiscano sulla significatività dell’utile e del capitale netto.

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Accounting literature has widely investigated the informativeness of financial statements through the association between accounting value and market value. Several studies highlighted a tendency to a progressive decline in the value relevance of accounting measures due mainly to the inadequate accounting for intangibles. This paper reports a descriptive analysis of the impact of intangible assets in the financial statements of Italian listed companies. Successively, using multiple regression analysis, it highlights the informativeness of financial statement. Finally, it tests informational consequences of the accounting treatment of R&D on the value relevance of earnings and book value.

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Keywords: value relevance, earnings, book value, stock returns, stock prices, intangible assets, R&D.

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The managerialisation of Financial Reporting: an introduction to a destabilising accounting change

One of the few commonly accepted features of the accounting realm is its sharp subdivision between financial accounting and managerial accounting. Traditionally these two major areas have been seen as detached and separated, broadly corresponding to an external (financial) and an internal (management) perspective on accounting. Consequently, for many decades the two “sister disciplines” of accounting have developed most independently, setting their own research agendas, techniques, issues, practices and professions with distinct journals, scientific challenges and achievements, and even thought leaders. Virtually all the universities in the world have financial accounting courses and managerial accounting courses with differentiated textbooks, syllabuses, curricula studiorum and, of course, teachers. Indeed, although the two fields of accounting are internally further articulated – e.g. capital markets, auditing, financial analysis for financial accounting, and costing, performance measurement, budgeting and capital appraisal for management accounting –, the perception of the diversity and “otherness” between these two areas has been a constant and well recognized feature of the accounting domain. In several countries this division was rooted even in accounting theory. For instance, in the Italian tradition of Economia Aziendale (Business Economics) the calculation of internal production costs was to be kept apart from the financial accounting system. […]

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Semplificazione amministrativa e riforma della IV Direttiva – una relazione pericolosa per le PMI?

[Audit e professioni contabili]

Nel luglio del 2007 la Commissione Europea ebbe l’iniziativa di proporre una azione brevemente denominata “simplification” pubblicando una comunicazione intitolata “Commission communication on a simplified business environment for companies in the areas of company law, accounting and auditing” (COM 2007-394). Il Presidente Barroso, facendo propri i desideri in tal senso espressi dal Consiglio Europeo per stimolare l’economia europea ed impattare sullo sviluppo delle PMI, intendeva spingere sia l’Europa sia gli stati nazionali membri dell’Unione a porre in atto politiche di semplificazione amministrativa tendenti alla riduzione del “peso” gravante sulle PMI nella misura ideale del 25% entro il 2012. La Direzione Generale di riferimento sulla semplificazione fin dall’inizio del processo è la DG Imprese (commissario di allora il tedesco Gunther Vereugen). La citata Comunicazione sulla semplificazione indicava una pluralità di aree di diritto societario europeo su cui intervenire. Fra queste erano individuate anche le aree della contabilità e della revisione legale dei conti (direttive contabili 4°, 7° e 8°). Lo staff della Commissione, attraverso le specifiche unità della Direzione Mercato Interno (commissario di allora l’irlandese Charlie Mc Creevy), identificò una serie di punti considerati potenziale espressione di inutile carico amministrativo per le imprese. Il documento fu pubblicato per consultazione. Nel dicembre 2007 la Commissione pubblicò un documento di sintesi che raccoglieva le reazioni di svariati stakeholders. Probabilmente il punto più controverso fra le diverse proposte semplificative avanzate dalla Commissione fu l’introduzione delle “micro entities” quale nuova categoria di società di capitali all’interno della 4° Direttiva (si noti che la definizione di “micro imprese” esisteva già a livello europeo come concetto economico – cfr. Raccomandazione C(2003)1422 della Commissione del 6 maggio 2003). […]

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Il ruolo dei competitor nell’orientamento delle politiche di comunicazione economico finanziaria (The role of competitors on corporate disclosure policies)

Il lavoro si propone di analizzare il ruolo svolto dai competitor sulle politiche comunicative delle imprese. In particolare, si concentra sulle principali forze competitive che influenzano la disclosure e sui processi imitativi (herding). Vengono considerati due particolari tipi di competitor: il leader in disclosure ed il leader in dimensione per verificare la presenza di processi di imitazione informativa e reputazionale. I principali risultati confermano le ipotesi di comportamenti imitativi intrasettoriali e evidenziano un trend di omogeneizzazione delle politiche di comunicazione.

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This paper investigates the role that competitors have on corporate disclosure policies. In particular, it is focus on the main competitive forces that influence corporate disclosure and on herding processes. In order to show the presence of informational and reputational herding processes two types of competitors are considered: the leader in disclosure and the leader in size. The main results support the hypotheses of intraindustry mimicking processes and underline a trend of homogenization of disclosure policies. Key words: corporate disclosure, competitor, informational herding, reputational herding, AIMR, disclosure channels.

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Keywords: corporate disclosure, competitor, informational herding, reputational herding, AIMR, disclosure channels

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Case Study Method in Financial Communication Studies: A Review and a Systemic Approach Proposal (Il metodo dei case study negli studi di comunicazione finanziaria: rassegna della letteratura e adozione di un approccio sistemico)

Financial communication has been studied from a variety of perspectives, largely focusing on features, determinants and outcomes of specific kinds of documents and disclosures. This paper reviews prior literature on the topic with particular regard to research methods in order to identify opportunities for further research. In the light of these open questions, a systemic approach is suggested for future studies on financial communication. According to this perspective, the paper shifts the focus from the analysis of specific messages and documents to the study of financial communication policies and strategy, which result from the interactions of specific choices and elements. To investigate the topic, it proposes the adoption of the case study research strategy and discusses its potential.

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Keywords:  financial communication, investor relations, voluntary disclosure, case studies, research method, systemic approach.

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Analisi di sensitività al tasso di cambio: un’informazione utile per gli investitori? (Informativeness of IFRS 7 sensitivity analysis disclosure on currency risk)

Il lavoro analizza gli effetti dell’entrata in vigore dell’IFRS 7, emanato dallo IASB con lo scopo di aumentare l’informazione sull’esposizione delle imprese ai rischi di mercato. La nostra ricerca indaga l’utilità per gli investitori dell’analisi di sensitività al rischio di tasso di cambio fornita dalle società quotate italiane. I risultati mostrano che prima dell’introduzione dell’IFRS 7 il mercato stimava erroneamente l’esposizione al tasso di cambio, mentre successivamente la sensitività dei rendimenti al tasso di cambio sembra allinearsi con le esposizioni dichiarate. Dall’analisi, inoltre, emerge che l’informazione sull’esposizione riduce la sensitività dei volumi al tasso di cambio. I nostri risultati integrano la letteratura statunitense fornendo evidenze di come un’analisi di sensitività anche backward-looking sia utile al mercato.

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Using Italian data, we study the usefulness for investors of the sensitivity analysis disclosures on currency risk mandated by IFRS 7. We hypothesize that the new quantitative disclosures affect both stock returns and trading volume sensitivity to exchange rate changes. Our results show that, before the adoption of IFRS 7, investors wrongly assessed firms’ exposures to currency risk, whereas after the release of the new disclosures the market reaction to exchange rate changes seems to align with the quantitative information provided by firms. Moreover, we find that the IFRS 7 disclosures reduce the trading volume sensitivity to exchange rate changes. Overall, our findings integrate the US literature on the informativeness of quantitative disclosures on market risk and suggest that also a backward-looking disclosure is useful for investors.

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Keywords: IFRS 7, rischio di tasso di cambio, rischio di mercato, analisi di sensitività, disclosure

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Capacità informativa della disclosure volontaria sulle risorse intangibili: effetti sul mercato finanziario italiano (Informativeness of intangible assets voluntary disclosure: effects on Italian financial market)

Gli studiosi delle discipline aziendali si sono occupati degli effetti che la disclosure volontaria delle informazioni sulle risorse intangibili ha sulle valutazioni degli investitori, prescindendo dalle peculiarità del contesto italiano e dalle differenti configurazioni del processo di disclosure. Questo lavoro, attraverso un’indagine empirica svolta analizzando le informazioni relative alle società quotate nella Borsa italiana nel periodo 1998-2008, verifica il peso che il mercato finanziario italiano assegna alla disclosure volontaria di informazioni sulle risorse intangibili e alle differenti configurazioni con cui essa si può svolgere. I risultati ottenuti mettono in evidenza come tale sensibilità sia influenzata, in particolare, dallo strumento di comunicazione adottato.

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Scholars have investigated the effects of intangible assets (IA) voluntary disclosure on investors’ evaluations, without considering both the Italian context peculiarities and the different modalities of disclosure. This paper aims to verify the weight assigned by the Italian financial market to the IA disclosure and how this weight is influenced by the way IA disclosure is done. To reach these objectives it was conducted an empirical analysis of financial data and documents of the firms listed in the Italian Stock Exchange over a ten year period (1998-2008). Results show that Italian market reaction is mainly influenced by the tool of IA disclosure used.

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Keywords: voluntary disclosure, financial market, informativeness, intangible assets, capitalization, investors.

 

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Milleproroghe e principi contabili internazionali: un errore “nazionale”

[Editoriale]

Fin dagli esordi dell’applicazione obbligatoria degli IFRS in Europa, vi furono alcuni studiosi che paventarono quanto la promessa standardizzazione contabile fosse una chimera, minacciata da divergenti incentivi nazionali, da diversi meccanismi di enforcement, da diverse tradizioni contabili (per tutti Ball, 2006; Nobes, 20061). Recentemente si è registrata in Italia una modifica normativa che esplicita in modo palese quanto gli IFRS possono essere diversamente interpretati in funzione delle specificità nazionali. Per chi si occupa di bilanci aziendali, colpisce infatti la notizia che nel Decreto di Conversione del “Milleproroghe” (DL 29 Dicembre 2010, n. 225 convertito in Legge n. 10 del 26 Febbraio 2011) sia stata approvata la norma di cui all’art. 2, comma 26 che va a modificare il testo del D.Lgs 38/2005 riguardante l’applicazione nel nostro Paese dei principi contabili internazionali. Con un colpo di spugna, quelle poche righe possono vanificare sei anni di sforzo progressivo verso la corretta implementazione dei principi contabili internazionali nei bilanci delle aziende. In sostanza la citata norma consente al Ministero della Giustizia la potestà di emanare “disposizioni applicative” dei Regolamenti Europei entrati in vigore successivamente al 31 dicembre 2010 che adottano i principi contabili internazionali. Queste disposizioni applicative, emanate di concerto con gliorganismi contabili nazionali (OIC, Banca d’Italia, Consob e ISVAP), avrebbero lo scopo di “realizzare ove compatibile, il coordinamento tra i principi medesimi e la disciplina di cui al titolo V del libro V del codice civile, con particolare riguardo alla funzione del bilancio di esercizio”. […]

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FR2011.2_1_QUAGLI

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Profili evolutivi della regolamentazione dell’attività di revisione

[Audit e professioni contabili]

Nell’anno 2010, due sono state le importanti novità in materia di revisione legale. La prima, in ordine temporale, è stata l’approvazione del Decreto Legislativo 39 del 27 gennaio 2010, pubblicato in G.U. del 23 marzo 2010 (di seguito, anche “Decreto”), che ha recepito nell’ordinamento Italiano, la c.d. nuova VIII Direttiva (direttiva 2006/43/CE). Come auspicato, il Decreto contribuisce senz’altro, sotto taluni profili, a un miglioramento e a una razionalizzazione della disciplina della revisione legale italiana, delineando la struttura portante della disciplina della revisione dei conti annuali e consolidati e delegando molti aspetti operativi a Regolamenti di futura pubblicazione. La seconda, sempre in ordine temporale, è stata la pubblicazione del Green Paper “La politica in materia di revisione contabile: gli insegnamenti della crisi” da parte della Commissione Europea il 13 ottobre 2010. Esaminando dapprima il testo del Decreto, entrato in vigore il 7 aprile 2010, sono evidenti alcune rilevanti novità: – Il Capo II “Abilitazione e Formazione Continua”, in particolare l’art.5, rubricato “Formazione continua”, impone agli iscritti l’obbligo di partecipare a “programmi di aggiornamento professionale, finalizzati al perfezionamento e al mantenimento delle conoscenze teoriche e delle capacità professionali ”. Si tratta di una novità rispetto al passato: il legislatore ha recepito la necessità di aggiornamento specifico per i soggetti che svolgono questa attività; – l’art. 8 “Revisori inattivi”, inserito nel Capo III che regola il “Registro”, introduce una disciplina specifica per i revisori che, pur essendo iscritti al registro, non svolgono l’attività, istituendo una sezione ad hoc nel registro stesso; – l’intero complesso regolato dal Capo IV “Svolgimento della revisione legale” costituisce in parte una novità ed in parte un aggiornamento di quanto già presente nel nostro ordinamento. In questo Capo, che riveste primaria rilevanza, è disciplinata con chiarezza la definizione delle modalità professionali secondo le quali deve essere svolta la revisione; positivo è infatti l’obbligo sancito dal Decreto di svolgere la revisione secondo i principi di revisione internazionali adottati dalla Commissione Europea, a prescindere dalle caratteristiche del soggetto incaricato e dal tipo di società il cui bilancio è sottoposto a revisione. […]

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Il trattamento contabile degli oneri di urbanizzazione nelle realtà comunali. Il “punto di vista” dei Responsabili dei servizi finanziari (The accounting treatment of urbanization proceeds in the municipalities. The “point of view” of the financial service menagers)

Nel corso degli ultimi anni, un ampio dibattito è sorto con riferimento alla natura degli oneri di urbanizzazione e alla loro destinazione nel bilancio di previsione annuale. Le diverse interpretazioni che, nel corso dell’ultimo decennio, si sono susseguite a tal riguardo possono essere ascritte al comportamento ondivago del Legislatore che, di volta in volta, ha inserito o soppresso vincoli all’impiego degli oneri di urbanizzazione per il finanziamento della spesa. È appena il caso di notare che il trattamento contabile degli oneri di urbanizzazione può incidere in maniera significativa sul rispetto degli equilibri finanziari del bilancio di previsione annuale dei comuni. Gli oneri di urbanizzazione costituiscono, infatti, entrate non ripetitive, che presentano un gettito estremamente variabile nel corso del tempo. Nel presente lavoro, si illustrano gli esiti di un’indagine empirica che ha coinvolto 106 Responsabili dei servizi finanziari operanti in Regione Puglia al fine di: 1) illustrare le “percezioni” e i comportamenti più diffusi in materia di trattamento contabile degli oneri di urbanizzazione; 2) analizzare l’impatto che le differenti scelte contabili adottate con riferimento ai proventi in parola sono in grado di generare sulla salvaguardia degli equilibri finanziari del bilancio di previsione annuale.

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During the last years, a great debate about accounting treatment of urbanization proceeds has arisen. The various interpretations that, in the course of the last decade, have been proposed on this matter can be ascribed to the behaviour of the Italian Legislator that, from time to time, has inserted or deleted constraints to the use of urbanization proceeds. Moreover, it is known that the accounting treatment of urbanization proceeds may have a great impact on the financial equilibriums of the annual budget of municipalities. The urbanization proceeds are, in fact, not repetitive and highly variable revenues. In this paper, after having briefly analysed the main steps of the normative evolution about accounting treatment of urbanization proceeds, the “point of view” of 106 financial services managers is investigated in order to 1) describe the most common behaviours with reference to some relevant issues that relate the accounting treatment of urbanization proceeds; 2) determine the effects that the accounting treatment of urbanization proceeds may have on financial stability of municipalities (in particular, on the financial equilibriums of the annual budget). Findings and implications are discussed.

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Keywords:  urbanization proceeds, municipalities, annual budget, financial equilibriums

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Country effects on European mandatory disclosure of financial key performance indicators (Gli effetti dell’ambiente sulla disclosure obbligatoria di indicatori di prestazione economico-finanziaria)

European Union Directive 51/2003 requires the publication of Financial Key Performance Indicators (FKPIs) in order to standardize this practice. We aim to test whether and to what extent the directive realizes the standardization of FKPIs. Because country factors are obstacles that the international standardization process intends to remove, we study their influence on disclosure practices in two very different countries in terms of cultural, economic, and regulation environments: Italy and the United Kingdom. Disclosure practices involve two dimensions: the quantity of indicators published and their quality. Quality is measured in terms of compliance with qualitative characteristics advocated by the IASB’s Framework. We select a representative sample of listed companies in both countries. The FKPI quantity and quality are hand collected from their 2008 annual reports. After controlling for leverage, industry, size, and profitability, we find that the number of indicators published in an annual report does not vary by country. The Directive may have helped this process. On the other hand, country factors drive the quality of FKPI communication. Thus, this finding suggests that standard setters and regulators should shift their attention to the quality aspects of FKPIs.

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Keywords: financial ratios, mandatory information, management commentary, information quality

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IAS-IFRS e rendicontazione socio-ambientale: una verifica della estendibilità dei principi generali del Framework alla valutazione della qualità dei documenti volontari (IAS-IFRS and social and environmental accounting reporting: a review of the extensibility of the Framework’s general principles to assess the quality of volunteer disclosures)

Obiettivo del presente lavoro è investigare sull’osservanza delle caratteristiche qualitative individuate dal Framework IASB nella predisposizione dei bilanci sociali e di sostenibilità, evidenziando al contempo la necessità di introdurre l’obbligatorietà del rispetto dei medesimi, in quanto elementi ritenuti imprescindibili per la produzione di documenti socio-ambientali attendibili. Nello specifico, lo studio empirico è fondato sull’analisi dei report pubblicati da un campione di imprese quotate nel periodo 2004-2008, con l’intento di verificare, attraverso un’indagine quali-quantitativa l’”utilità” dei bilanci socio-ambientali, la quale dipende dalla comprensibilità, significatività, attendibilità e comparabilità delle informazioni in essi contenute. I dati rilevati, statisticamente elaborati, rappresentano l’atteggiamento qualitativo di risposta delle società alle caratteristiche individuate dal Framework, quale scelta consapevole o inconsapevole di allineamento ad esse.

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The aim of this work is to investigate the compliance with the qualitative characteristics identified by the IASB Framework in preparing social and sustainability reports, while highlighting the need to introduce the mandatory respect for themselves as elements considered essential for the production of reliable social and environmental disclosures. In particular, the empirical study is based on the analysis of published reports from a sample of Italian listed companies in the period 2004-2008, with the intent to verify, through a qualitative and quantitative investigation, the effectiveness of socio-environmental reports, which depends on the understandability, relevance, reliability and comparability of the information contained therein. The data collected, processed statistically represent the attitude of companies to answer qualitative characteristics identified by the Framework, as conscious or unconscious choice of alignment with them.

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Keywords: social and environmental reports, Framework IASB, accountability, qualitative characteristics, listed companies, standards.

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La disclosure sulla corporate governance nei gruppi, strumento di tutela di interessi diffusi. Un’analisi critica nel contesto italiano (Corporate governance, information and control in business groups. A study in the italian context)

Nella normativa nazionale, il concetto di gruppo aziendale non è precisamente definito. Di conseguenza, il riconoscimento dei confini di gruppo non è sempre immediato, il che può implicare difficoltà nell’individuazione delle responsabilità delle scelte economiche assunte al suo interno. Tale circostanza può danneggiare gli interessi dei soci di minoranza. Con riferimento a questi temi, in Italia sono state introdotte regole volte a rendere maggiormente trasparenti gli assetti proprietari nei gruppi aziendali. Gli autori si propongono di analizzare qualità ed efficacia della comunicazione in tema di Corporate governance dei gruppi aziendali, con particolare riferimento agli effetti prodotti dalla normativa in materia di direzione e coordinamento di società.

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In the Italian legal system, the concept of “business group” is not defined. As a consequence, it could be difficult to define boundaries of the business groups; this absence may cause serious complications in the definition of the responsibilities linked to the economic choices realized by the enterprises of the group. Minority shareholders who would be mostly likely to be damaged by this. In this respect, also in Italy specific rules were introduced to manage the corporate governance of the enterprises. The aim of the present paper is in particular to analyze the quality of disclosure regarding corporate governance in a sample of Italian listed companies and in particular the improvement in disclosure regarding the structure of economic groups brought about the rules regarding “management and control activity”.

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Keywords: corporate governance, shareholder’s structure, disclosure, business groups, consolidated financial statement, institutional interests.

 

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Capacità e possibilità di incidenza nel processo di formazione delle regole europee quale ambito di ricerca universitaria

[Editoriale]

È un dato di fatto che la normativa riguardante la comunicazione finanziaria delle imprese italiane discenda dalle decisioni della Commissione Europea; tali decisioni si traducono in Direttive e Regolamenti che l’Italia, come Paese membro, può solo applicare, al limite esercitando solo alcune opzioni laddove permesse dalle norme Comunitarie. Tale approccio caratterizza ormai non solo le regole applicabili alla materia del bilancio e della contabilità, ma anche alla comunicazione finanziaria di tipo non contabile delle società quotate, come informazioni da fornire circa gli assetti proprietari e di governance, operatività sui titoli, e altro ancora. Il fenomeno in parola è stato affrontato dagli studiosi delle nostre discipline con vari atteggiamenti. Si può adottare un atteggiamento “reazionario”, intendendo il comportamento di coloro che criticano le innovazioni normative di derivazione extranazionale, proclamando la superiorità dell’approccio nazionale. Tale atteggiamento, per quanto dignitoso moralmente e intellettualmente lodevole, riveste ben scarsa utilità pratica, tenuto conto che le realtà aziendali dovranno inevitabilmente muoversi secondo le nuove regole. […]

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